Scalogno


Genere: Allium ascalonicum - Famiglia: Lilliaceae

Origine

Originario dellʼAsia centro-occidentale, nell'antichità lo scalogno era usate come cibo: resti di queste liliacee sono stati trovati negli insediamenti cananei (XV-XIII secolo a.C.) dell'età del bronzo anche se si ritiene che la coltivazione vera e propria abbia avuto inizio più tardi.

Lo scalogno è caratterizzato da apparato radicale fascicolato e foglie che nella parte basale si ingrossano e formano la parte commestibile. Eʼ coltivata come annuale ma in natura ha ciclo biennale. Ha fiori ombrelliformi di colore bianco-giallastro o rosa. Lo scalogno è formato da diversi strati ricchi di sostanze di riserva, allʼesterno ricoperti da una sottile membrana.

Come Coltivare

Lo scalogno da consumo fresco va seminato in semenzaio in settembre-novembre o in febbraio-marzo e quindi trapiantate in ottobre-dicembre o in marzo-aprile, alla distanza di 15-20 cm sulla fila e 30 cm tra le file. La profondità di semina è di 0,5-1 cm. Predilige un clima temperato caldo con temperature di 15-23°C, anche se riesce ad adattarsi al freddo. 

Il trapianto va effettuato quando le piantine hanno emesso 4-5 foglie; quello autunnale interrando le piantine fino al colletto, mentre per quello primaverile è sufficiente deporle in piccoli solchetti.

Pianta che gradisce terreni ben drenati con pH tra 6.0-7.5. Eʼ molto esigente in fatto di concimazione, in particolare potassica e fosforica: alla preparazione del terreno si interviene con Bayfolan Multi Orti e Giardini (30 g/m²); occorrono poi altre due concimazioni (con 20 g/m² di prodotto ciascuna), la prima allo stadio di 2-3 foglie, la seconda allʼingrossamento del bulbo. In alternativa, durante la vegetazione, utilizzare il Bayfolan Pro Universale, concime a cessione immediata, a 15-20 g/m². Eʼ da evitare lʼuso di letame. Occorre bagnare spesso ma moderatamente in quanto la pianta è sensibile sia alla mancanza che allʼeccesso di acqua. Prima della raccolta, quando le foglie ingialliscono, va fatta la piegatura.

Tra aprile e luglio si raccoglie lo scalogno da consumo fresco mentre, in luglio-agosto, quando si sono seccate le foglie, quelle autunno-vernine da conservazione. Per conservare lo scalogno durante lʼinverno si fanno essiccare al sole i bulbi con le loro foglie, poi si lasciano al coperto, in luoghi caldi e aerati, per 10-15 giorni e infine si appendono in un luogo asciutto con temperatura di 3-4°C.

Lo sapevi? Cursiosità sullo Scalogno

Tra aprile e luglio si raccoglie lo scalogno da consumo fresco mentre, in luglio-agosto, quando si sono seccate le foglie, quelle autunno-vernine da conservazione. Per conservare lo scalogno durante lʼinverno si fanno essiccare al sole i bulbi con le loro foglie, poi si lasciano al coperto, in luoghi caldi e aerati, per 10-15 giorni e infine si appendono in un luogo asciutto con temperatura di 3-4°C. Ha azione antibatterica e antinfettiva e stimola la funzionalità renale favorendo l'eliminazione delle scorie azotate. Contiene sali minerali e le vitamine A, B1, B2 e C.

I solfossidi sono composti aromatici presenti nello scalogno e cipolle che ne determinano lʼodore caratteristico e sono anche la causa della lacrimazione degli occhi perché si combinano con un enzima che viene rilasciato abbondantemente a causa del taglio, la allinasi, producendo acidi solfenici e propilenossido, un gas volatile, che si trasforma in acido solforico a contatto con l'umore acquoso presente sul bulbo oculare.

Con la produzione di lacrime lʼocchio si difende dallʼacido solforico, peraltro non dannoso per lʼocchio stesso per la sua bassissima concentrazione. Il segreto per non lacrimare? Tagliare le cipolle sotto l'acqua corrente.

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